Il km0 ci salverà. L'intervista a Daniel Magnani

  • Admin
  • 07/06/2019


Le api, si sa, svolgono un lavoro prezioso e continuo, contribuendo alla produzione del miele. Ma come si produce il miele? Come nasce? Il miele è il frutto dell’attività delle api bottinatrici che volano di fiore in fiore, succhiandone il nettare, liquido dolce e zuccherino. Una volta aspirato, il nettare viene immagazzinato nella borsa melaria e trasportato fino all’alveare dove le bottinatrici passano il carico alle api operaie fino ad essere conservato nelle apposite cellette del favo. A ogni passaggio il nettare è arricchito con le secrezioni delle api, ricche di enzimi. Con temperatura ottimale e adeguata ventilazione, le api fanno sì che, nelle cellette dell’arnia, il liquido che hanno scrupolosamente conservato possa trasformarsi definitivamente in miele: evapora la maggior parte dell’acqua, lo sciroppo diventa più denso e più dolce e, proprio grazie alla bassa concentrazione di acqua e l’elevata presenza di zuccheri e le particolari sostanze aggiunte dalle api, diventa un alimento in cui non crescono batteri, muffe e lieviti. Quando il miele è pronto le api sigillano le cellette del favo con un opercolo di cera in modo da poter tutelare il contenuto all’interno.

L’apicoltore, arrivati a questo punto, può prelevare il miele asportando gli opercoli che sigillano le cellette ed estraendo il miele per mezzo della forza centrifuga.

Alla luce di questo minuzioso processo, le api sono essenziali insetti impollinatori cioè permettono, trasportando il polline da un fiore all’altro, la formazione di frutti e garantiscono la presenza di specie vegetali diverse fra loro. Le api quindi hanno un ruolo importantissimo nel mantenimento della biodiversità e nella conservazione della natura. È proprio grazie alle api se disponiamo della frutta e della verdura che mangiamo. Non solo: dipendono dal lavoro delle api il 75% dei prodotti che si trovano in un comune supermercato, anche la carne, i formaggi, i biscotti, i latticini, i succhi di frutta… Riuscite a immaginare un mondo senza api? Forse è impossibile farlo.

Il 20 maggio si è celebrata la Giornata mondiale delle api, giornata indetta dall’ONU volta a ricordare l’importanza di questi piccoli impollinatori. Questa giornata è stata istituita proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica verso l’importanza delle api e riguardo tutte le minacce che esse devono affrontare.

Il 20 maggio di quest’anno, un apicoltore di Rimini, Daniel Magnani, ha postato un video su Facebook nel quale, affranto, lancia un grido d’allarme per portare alla luce un problema di cui si rischia di ignorare l’esistenza e la gravità. Tantissime api che muoiono ogni giorno per fame e per stenti, oltre che per avvelenamenti. La voce di Daniel ha avuto molta eco nei social, e il suo video è diventato virale, tanto da registrare oltre 300.000 visualizzazioni. Le sue api, come tante altre, quest’anno non hanno di che nutrirsi e lui è costretto a dare loro acqua e zucchero pur di non vederle morire.

Perché la Giornata Mondiale delle api cade il 20 maggio? Perché in questa stagione le arnie dovrebbero essere piene di ottimo miele da raccogliere. Invece quest’anno il 20 maggio non è stata una festa piacevole per le api e per gli apicoltori.

Dato che ortoeporto.it è molto sensibile al tema del km0, abbiamo deciso di intervistare Daniel, per farci raccontare qualcosa in più a riguardo, e per capire come le nostre abitudini quotidiane possano avere impatti smisurati.

“Non ho fatto il video per avere visualizzazioni; – ci spiega – quel giorno ero molto arrabbiato e profondamente deluso dal sistema e non riuscivo più a stare zitto, avevo bisogno di manifestare fuori quello che mi portavo dentro da tempo.”

Daniel è un apicoltore da 7 anni oltre ad essere olivicoltore e viticoltore. Dei suoi vigneti, impianti di 65 anni fa, presi in gestione da suo nonno, ne parla al passato e con grande rammarico in quanto proprio poche settimane fa si è trovato costretto a vendere i suoi impianti in quanto la spesa per portarli avanti era maggiore del guadagno. Abbiamo parlato con Daniel tra i suoi ulivi secolari, alberi spettacolari da cui produce dell’ottimo olio. Ci ha raccontato anche della sua esperienza precedente all’agricoltura.


“Prima di fare l’agricoltore, lavoravo in una grande azienda italiana di gelati. Un giorno mi resi conto che i dipendenti venivano trattati non più con nome e cognome ma con numeri. Diedi le dimissioni e iniziai quest’avventura dell’agricoltura prendendo in gestione l’impianto che aveva lasciato mio nonno. Un inverno, per puro caso, venni a conoscenza di un corso di apicoltura: partecipai e lì incontrai il mio maestro che, oltre alle sue conoscenze, mi passò anche le api. Così mi sono «ammalato» di apicoltura. Sogno le api anche di notte e quando succedono guai simili, come quello del 20 maggio, poi non riesco a stare zitto, perché bisogna reagire, bisogna fare qualcosa.”

Daniel, un po’ in tutta Italia ci sono mercati, fissi o occasionali, come fiere, feste locali, ecc., in cui, tra le altre postazioni, ci sono gli apicoltori che permettono di degustare e acquistare il loro miele. Qual è la tua impressione, dall’altro lato del tavolo, riguardo ai visitatori? C’è consapevolezza della qualità di prodotti come il miele locale? C’è richiesta?

“Questo è un punto dolente. Ci sarebbe anche la richiesta, ma i prezzi purtroppo sono molto alti. Si preferisce acquistare un prodotto estero a minor prezzo, a discapito del mercato nazionale o locale! Il mercato ce l’abbiamo in mano noi con i nostri acquisti, siamo noi che pilotiamo il mercato: più aumenta la richiesta verso i prodotti locali, più aumenta la produzione e di conseguenza si abbassano anche i prezzi del prodotto finale. Forse questo è anche uno dei punti più importanti in questo momento storico: riattivare il mercato locale a km0.”

Daniel, secondo te, quasi sono le cause del declino dell’agricoltura?
“Secondo me le cause potrebbero essere diverse ma uno dei problemi, a mio avviso, sta nei comportamenti dei consumatori che andrebbero avvicinati sempre di più verso l’acquisto di prodotti locali e a km0. Il sogno è quello di trovare un giorno il km0 sullo scaffale del supermercato sotto casa. Spesso i metodi che attualmente hanno i produttori di farsi notare (mercati, fiere, feste, ecc.) non coincidono con lo stile di vita di chi consuma, lavoratori frenetici, spesso di fretta, che si riversano nei supermercati nel tardo pomeriggio. Si vive nella routine e perennemente con stress accumulato, distratti da mille impegni, da riempimenti futili e dal proprio egoismo. Tutto questo a scapito della salute, della famiglia. Anche io prima ero così – racconta Daniel – poi il lavoro nei campi mi ha ridimensionato e mi ha riportato a seguire i ritmi naturali, mi ha avvicinato alla conoscenza più profonda dell’ambiente e a dire «Va bene anche se non vado in vacanza, ma passo la serata con i miei figli, ed è meglio così!”

Dove si trovano i tuoi prodotti?

“Per farmi pubblicità sfrutto molto la rete. Indubbiamente la tecnologia dà un grande aiuto quotidianamente alla vita di tutti noi, ma credo molto anche nel “passaparola”. I miei acquirenti vengono a conoscenza del mio olio e del mio miele tramite i loro amici. Provano i miei prodotti per puro caso, magari assaggiandoli da chi è già mio cliente, e man mano diventano anche loro nuovi clienti. Il segreto sta nel fatto che nel prodotto biologico, fatto in modo sano e con il cuore, i valori li senti.

Poi se dovesse di gran lunga aumentare la richiesta, magari un giorno i miei prodotti si troveranno anche nei supermercati!”

Quest’anno il 20 maggio è stato un giorno triste. Tu hai mostrato quello che hai trovato andando nelle tue arnie: centinaia di api morte. Hai attribuito le cause al meteo, all’uso dei fitofarmaci, ai contadini e alla politica. Ma qual è stato il trend degli ultimi 7 anni? Hai già visto periodi simili? C’erano sentori di questo disastro negli anni scorsi?

“Certamente sì. Diciamo che dal 2013 in poi è stato un susseguirsi di problemi. Il meteo è al primo posto. Ormai il cambiamento climatico è tangibile: le stagioni non sono più quelle di prima, il meteo cambia, ci sono sbalzi di temperatura grandissimi, pioggia e sole si alternano in modo repentino. Non dimentichiamoci che le api sono i bioindicatori del nostro ambiente. Noi apicoltori che siamo in prima linea con le api, siamo i primi ad accorgerci se le cose stanno andando bene o male. E sicuramente dal 2013 c’è stato un forte picco verso il basso.

In più, tra le cause, ci sono i pesticidi nei campi. Io stesso anche quest’anno ho subìto diversi avvelenamenti. Si parla per lo più di diserbanti o antiparassitari, utilizzati con metodi sbagliati o in momenti vietati anche per legge. Succede che vengono fatti i trattamenti quando ci sono fioriture nei campi, mentre è vietato dalla legge, oppure dare il diserbante prima della semina per avere delle semine pulite. Anche gli agricoltori fanno fatica a tirare avanti e devono poi fare questi trattamenti per poter sopravvivere ma è evidente che è un circuito che si sta bloccando. Agricoltori e apicoltori dovrebbero collaborare. In Slovenia, ad esempio, è lo Stato ad intervenire imponendo di compiere alcuni trattamenti di notte per non interferire con il lavoro delle api oppure di scegliere una data in cui diserbare e comunicarla agli apicoltori in modo da dare la possibilità agli apicoltori di spostare le api.”

 

La nostra chiacchierata, a questo punto, ci porta a voler capire il mondo attuale dell’agricoltura italiana e mondiale. Ci racconta di come subisce l’influenza delle multinazionali che vendono diserbanti e semi, semi ibridi che non producono altre piante, e di come spesso l’agricoltura può ritrovarsi a dipendere da esse.

Abbiamo piacevolmente raccontato a Daniel della nostra bella esperienza con le aziende biologiche, della loro attenzione e cura verso la terra e ciò che producono, dei loro metodi di coltura tradizionali, delle belle iniziative dei produttori, soprattutto giovani, e del loro impegno nel salvaguardare semi e varietà di piante antiche che rischierebbero di andare perdute.

Siamo convinti che, per permettere ai nostri agricoltori di proseguire nel loro scrupoloso ed affascinante lavoro, dovremmo imparare a capire l’importanza del km0, del consumo dei prodotti freschi e genuini coltivati con cura e con passione dai produttori della zona, a tornare ad avere un contatto con la terra e con l’ambiente per imparare ad apprezzare il gusto autentico di ciò che mangiamo ma anche per rispettare tutto ciò che ci circonda. Acquistare dai produttori di fiducia significa incentivare il mercato locale, contribuire al lavoro di chi si dedica all’agricoltura pulita ed ecosostenibile, tutelare l’ambiente e la natura, recuperare quel contatto con la terra che, nella vita frenetica e di routine sta andando perdendosi e portare in tavola prodotti sani, genuini, appena raccolti e dal gusto vero ed inconfondibile. Sarà proprio il km0 che salverà noi, il nostro stile di vita, la nostra alimentazione, la nostra salute e quella dell’ambiente che ci circonda.

 

È stata davvero una piacevole chiacchierata la nostra. L’abbiamo ringraziato per avere messo in luce un problema come quello delle api e dell’apicoltura, di tutte le difficoltà che gli apicoltori affrontano ogni giorno e di come dovremmo tutti imparare ad avere rispetto di questi piccoli e laboriosi impollinatori che permettono l’esistenza della maggior parte delle cose di cui ci cibiamo. D’altro canto, Daniel ha ringraziato Orto e Porto, la voglia di salvaguardare il km0 e di difendere i prodotti locali. “Sono io a ringraziarvi di tutto, soprattutto dell’impegno che ci mettete per darci una mano! Grazie veramente tanto, sono contento!” E noi siamo contenti di aver conosciuto lui e la sua realtà.

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